I NOSTRI PICCOLI A RISCHIO OBESITÀ

Frequentando asili e scuole ci si rende conto di quanto si alta la preoccupazione dei genitori per quello che i loro figli mangiano a scuola.

È sempre più frequente che gli istituti “invitino a pranzo” i genitori, soprattutto nei nidi e negli asili dove il bimbo non può ancora raccontare dettagliatamente quello che gli viene dato a pranzo o per merenda.

Ma a casa…sappiamo davvero educare i nostri figli alla sana alimentazione?

Quanti bimbi vengono accolti fuori dall’asilo con focacce unte, merendine confezionate o addirittura patatine fritte?

Una corretta alimentazione è fondamentale per garantire al bambino il giusto apporto energetico ed una crescita sana e bilanciata. Ogni eccesso alimentare, soprattutto in una fascia d’età delicata come quella dei primi anni, può determinare, in età adulta, particolari rischi o implicazioni di salute.

A questo riguardo la FIF (Fondazione Italiana Fegato) ha pubblicato una ricerca, sulla rivista Plos One, incentrata sulle  implicazioni patologiche dell’obesità infantile/pediatrica (sindrome metabolica): cosa accade al fegato quando in età pediatrica prevale una dieta a base di junk food – il cibo spazzatura – e di zuccheri?

Lo studio prende le mosse da uno studio sui topi: si è riprodotta in laboratorio l’insorgenza della sindrome metabolica in età infantile con le sue implicazioni a carico del fegato, le cui cellule, a un certo punto, non sono più in grado di smaltire l’eccesso di grasso.

Alimentando i topi con una dieta ricca di grassi subito dopo lo svezzamento (pari a circa 3 anni d’età) e proseguendola per 16 settimane (pari a circa 30 anni d’età) il totale del campione ha visto sviluppare un danno epatico evidente.

Gli studiosi confermano, infatti, che se la sindrome metabolica ha inizio in età infantile la progressione della malattia a carico del fegato è più veloce e la prognosi da adulti si conferma molto più grave rispetto alla media.

Del resto, anche un recente report pubblicato dall’Oms Europa richiama l’attenzione proprio sulla necessità di migliorare la nutrizione materna e quella del primo periodo di vita del bambino con l’obiettivo di diminuire il rischio di malattie croniche, inclusa l’obesità.

“Considerando che l’obesità infantile è in esplosione anche da noi e che il danno al fegato da sindrome metabolica diventerà nei prossimi anni la principale causa di trapianto di fegato, il modello sarà un’ottima piattaforma per studiare i meccanismi che portano al danno, capire le differenze maschio/femmina e testare farmaci e nuovi approcci diagnostici”, commenta il professor Claudio Tiribelli, direttore della Fondazione Italiana Fegato e tra gli autori del paper.

 

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