PANE, PIZZA E CONSUMATORI

Quando qualche giornalista o curioso ci chiede il numero delle pizzerie in Italia, diamo i numeri… nel senso che sono cifre indicative, stimate e approssimative, considerando il prodotto pizza nella sua infinità varietà: si ha un bel codificare, ma poi ognuno la fa come vuole e il consumatore mangia quella che gli  piace, dove gli piace, comunque indifferente a chi la produce, artigiano o industria.

Da quando si è avuta notizia che anche le aziende agricole possono produrre pane, focacce, pizze e pizzette con le farine di loro produzione mi sono chiesta se anche queste realtà possono venire definite pizzerie. E il numero diventerebbe infinito e sproporzionato.

Sì, perché nel frattempo non abbiamo avuto un incremento di nascite, e dunque un nuovo potenziale di clienti. Siamo sempre quelli, intorno ai 60 milioni, incluso oggi gli extracomunitari. Evidenziando così che gli italiani “veri” sono diminuiti e vistosamente. Ci resterebbe solo di mangiare di più, invece che, come ci raccomandano dottori e dietisti, molto meno, considerato il grande rischio obesità e le sue implicanze in termini di cure mediche e assistenza.

Stiamo andando verso la totale liberalizzazione, e questa notizia, ne è ulteriore conferma, come la mettiamo con i controlli sanitari, le normative in termini di sicurezza e di garanzia di cura del prodotto? Molte aziende agricole si sono evolute con finanziamenti e facilitazioni catastali in agriturismi, gli agriturismi sono divenuti ristoranti e alberghi a quattro stelle. E ora queste aziende sono invitate ad ottimizzare la loro produzione non solo tal quale ma lavorandola.

Non è che all’improvviso ristoratori e pizzaioli hanno gli spazi e la possibilità di coltivare pomodori (tanto sono più economici quelli che vengono dalla Cina!) e patate, anzi se lo facessero dovrebbero dare un’infinità di spiegazioni a Nas e Asl beccandosi un discreto numero di multe e sanzioni.

La notizia di questa opportunità agli agricoltori in realtà mi piace molto, concettualmente, ma è anche un modo per ingarbugliare di più la burocrazia a cui adeguarsi

Anche l’industria alimentare è in crisi, facciamo che aprano spacci aziendali per tutti, non solo per i dipendenti, e allora qualche negozio in più chiuderà. Sinceramente non ho capito questo andare avanti a zig-zag a cosa conduca, un colpo alla botte e una al cerchio: date meno licenze facili e pensate di più alla professionalità e alla specializzazione, non alla tuttologia.

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