Vedo nero, anche il cibo cede al colore dell’eleganza ma…

Qualche tempo fa su Instagram impazzava la moda di fotografare il cibo nero, che tale lo si puó ottenere in diversi modi unendo agli ingredienti nero di seppia, carbone, sesamo nero, liquirizia o alghe.
Alcuni alimenti lo sono per natura, come il riso Venere, altri lo diventano tramite trattamenti particolari, come le uova dei 100 anni o l’aglio nero che diventa tale dopo aver fatto fermentare i bulbi di aglio fresco in un ambiente ad umidità e temperatura controllate per 30 giorni (trattamento che toglie il fastidioso effetto “alito pesante”, addolcisce il prodotto e gli regala un leggero retrogusto di liquirizia).

Nel nostro campo possiamo parlare di PIZZE NERE o al carbone vegetale.

Queste pizze spesso sono scelte o proposte con “la scusa” della maggiore digeribilità del prodotto in quanto il carbone vegetale è un integratore che aiuta l’intestino in caso di gonfiore, stitichezza o leggere intossicazioni ma la quantità utilizzata negli impasti non è paragonabile a quella necessaria per ottenere i suddetti benefici.
In ogni caso il successo degli impasti neri in pizzeria è indiscutibile, tanto che ha interessato anche Vitantonio Lombardo, chef stella Michelin della Locanda Severino a Caggiano (in provincia di Salerno ma con un piede in Basilicata).

Esiste anche la mozzarella nera, creata ed addirittura brevettata con il nome “Nera di Bufala” dai fratelli Giovanni ed Umberto D’Angelo, casari esperti e figli d’arte, chiassá se sará inserita nel disciplinare della pizza napoletana?

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