Raccontare la pizza, una sfida aperta

Ve lo ricordate il MoPi? Aveva fatto davvero scalpore “New York un museo della pizza?” Oltre oceano e non a Napoli, ci rubano la nostra pizza? Sembrava che il mondo della pizza si ribellasse a questa appropriazione indebita…
Eppure si trattava di un’esposizione temporanea, poco piú di un mese, dal 13 ottobre al 18 novembre 2019…eppure dopo 4 mesi nessuno ne parla piú e soprattutto nessuno ha provato a creare davvero un museo della pizza.

Quello di New York è stato un esperimento di design, opera dello studio di design Brooklyn Nameless Network, che utilizzava un elemento dal linguaggio universale, non voleva “scippare” la pizza all’Italia ma, un po’ come ai suoi tempi la pop art, voleva sviscerare le mille sfaccettature dell’arte moderna accostabili a un elemento popolare e riconosciuto universalmente.

Ecco che tra le opere esposte spunta un Venere del Botticelli che mangia un trancio, una grotta di formaggio in silicone, Pizze di varie forme, dimensioni e materiali.

Nulla di storico, nulla di antropologicamente legato alle origini della pizza…e allora perché non raccogliere al sfida e creare davvero qualcosa che parli di pizza, dalle origini, dalla strada, parlando delle pizze regionali, raccontando degli uomini che stanno dietro alla pizza, di come si è modificato il lavoro del pizzaiolo e di come sono oggi, la pizza e i pizzaioli!

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