Il mio plauso a Franco Pepe  

Personalmente non lo conosco, ma devo dire che ho molto apprezzato il suo pensiero raccolto dalla redazione “AgroAlimentareNews”: non servono pizze gourmet ma cura dell’impasto”:

Come ho avuto occasione già di ribadire negli anni scorsi, già di per sé coniugare pizza con gourmet è un macroscopico errore nella lingua italiana: ci troviamo di fronte a due sostantivi che correttamente tradotti e abbinati significano “colui che sa gustare una pizza” .

Si capisce subito che non è quello che vogliono intendere i pizzaioli che usano questa espressione!

Ma poiché è chic, sempre per restare nel francesismo, lasciamo correre, tanto sono mode che vanno e vengono.

Poco più in là Franco Pepe si rammarica con garbo della mancanza della qualifica professionale per il pizzaiolo in Italia, e anche qui si apprezza il pensiero di vedere questa professione a pieno titolo inserita nella scuole alberghiere e negli istituti professionali. Anche se devo aggiungere che la qualifica di chef come tante altre non è così tutelante, vero è che nei nostri locali abbiamo gli extracomunitari che stanno ai fornelli senza tante qualifiche e senza portare via del lavoro ai nostri, visto che hanno anche meno pretese.

E in effetti il vero miglior risultato sarà quando ottenuta finalmente la qualifica nelle pizzerie come in tutti gli altri locali pubblici potrà operare solo personale con questo attestato ufficiale.

E questo è solo un problema politico, già altre volte l’iter è stato avviato, era a buon punto con la passata legislatura ma i nuovi eletti non hanno raccolto ancora il testimone. 

Speriamo che fra un litigio e l’altro, considerato che a tutti loro piace mangiare e fare pizza (vedere l’ultimo simpatico show di Di Maio e Costa alla pizzeria Sorbillo di New York) si impegnino a concluderne il processo.

Peraltro le associazioni di categoria fanno quello che possono per sopperire a questa mancanza, è vero che si avvalgono di sponsor, ma gli sponsor sono anche delle brave aziende che credono in questa professione e cercano di dare un buon prodotto. D’altronde se non si cerca di fare business, va bene la filosofia e l’etica, ma non si sopravvive.

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