Ormai siamo ben oltre la pizza industriale surgelata

I robot sostituiscono i pizzaioli

Vi ricordate quando solo qualche decina di anni fa si iniziò a parlare del franchising della pizza, di pizza surgelata e industriale? Fra i professionisti del forno correva un brivido di orrore. La condanna era unanime: si andava a snaturare il principio stesso di che cosa era la pizza sconvolgendone le regole fondamentali: l’artigianalità, la passione, la tradizionalità.
Pochi decenni e il testo sacro di che cosa si possa chiamare pizza è stato infranto: dopo i primi incerti passi il franchising regge, la pizza industriale surgelata è in mano a multinazionali e l’evoluzione è continua all’insegna e alla ricerca del business più puro.
Abbiamo cercato di competere in questo con le grandi catene americane ma non c’è storia: qualsiasi film e telefilm americano guardiate gli interpreti si abbuffano rigorosamente di immense super farcite pizze a base di peperoni e salsicce piccanti. Una moda che per fortuna non ha ancora sconvolto i nostri palati sicuramente più fini.

E l’ultimissima notizia?

Sapere che una startup della Silicon Valley, che produce robot che fanno la pizza, vale intorno ai 2 miliardi di dollari può lasciare spaesati, confusi e anche abbastanza interdetti. La pizza per noi italiani va fatta dai pizzaioli, non da robot. Ma l’America è l’America.
Recode, sito di notizie tecnologiche incentrato sul business della Silicon Valley, ha rivelato che la start-up Zume Inc. avrebbe avviato una serie di colloqui con gli investitori, con l’obiettivo di raggiungere una valutazione intorno ai 4 miliardi di dollari. Di certo è che il principale investitore della startup è SoftBank, la stessa società di investimenti che sta dietro a Uber e WeWork, discussi esempi di solidità industriale applicata al settore del digitale.

Far preparare dai robot delle pizze e consegnarle ai residenti della Silicon Valley non è più ormai l’attività principale di Zume Inc. La società da quattro anni è orientata verso un nuovo innovativo settore della ristorazione: locali che non hanno negozi e preparano il loro cibo in cucine centralizzate condivise, dette anche “cloud kitchen”, cucine a nuvola, appoggiandosi poi ai fornitori locali di servizi di consegna, come DoorDash e Postmates, per farle arrivare direttamente nelle case dei consumatori. Un mercato che vale miliardi, come insegnano Pizza Huts e Domino, ma che è anche complesso da gestire.

Inoltre Zume Inc sta guardando a nuovi modelli, sempre legati al mondo della pizza, che in effetti resta il suo core business. Una catena di pizzerie con sede a Washington DC attualmente sta usando i camion di Zume Inc., per cucinare e consegnare le proprie pizze agli americani.

La cosa potrebbe avere dei risvolti interessanti e aprire nuove strade anche in Europa. «Oggi costa parecchio e ci vuole un anno, a volte di più, per aprire un negozio vero e proprio, fra affitto/acquisto ristrutturazioni indispensabili, permessi, arredamenti e attrezzature. Sfruttando la nostra infrastruttura, chi vuole può aprire un’attività  nel giro di poche settimane e può farlo con un modello finanziario flessibile», ha dichiarato Alex Garden, il fondatore di Zume Inc.

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