Somministrazione, d’asporto, delivery…

Le infinite soluzioni nei servizi di ristorazione sono solo la punta dell’iceberg, va detto che tutte le categorie professionali e le attività hanno regole precise a cui attenersi per operare…e soluzioni “sgambetto” alle regole. Un vecchio popolare recitava “fatta la legge fatto l’inganno”.

Nel mondo della ristorazione italiana le regole e le certezze sono saltate da tempo, una delle ultime barriere era la sostanziale differenza fra un locale con o senza somministrazione sul posto.

Una recente sentenza del Consiglio di Stato ha dato ragione al ricorso della Confesercenti permettendo di utilizzare tavolini sedie, piatti e tovaglioli in pizzerie al taglio, friggitorie e paninoteche, ovvero nei laboratori artigianali.

Direi che con la liberalizzazione delle licenze abbiamo già visto di tutto, i fornai vendono i giornali e fanno le colazioni, nei bar servono primi piatti e colazioni di lavoro, per non parlare degli agriturismi e dei B&B che oggi sono dei signori alberghi valutabili a 3 se non 4 stelle.

Ovviamente va aggiunto che questa sentenza del Consiglio di Stato si rivolge principalmente all’offerta della Capitale, ma l’effetto domino è inevitabile, per non rilevare che di fatto in tutta Italia questa è già la situazione.

Situazione che ha permesso un’ulteriore evoluzione e un’innovazione accelerata della cucina e della gastronomia, l’identità italiana, riconosciuta in molti piatti anche etichettati da sigle altisonanti, si è persa in rivoli e miscugli contaminati, fenomeno già visto fra la fine degli anni sessanta e settanta, quando la Nouvelle Cuisine e Marchesi si allontanarono dalla tradizione per risvegliare e stimolare la fantasia culinaria dei nostri cuochi, ops, chef!

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